Le voci dell’atlante · 01

Nella parmigiana c’è tutto tranne Parma.

Storia di un piatto conteso, dalla melanzana arrivata dal mare alla teglia di Ferragosto. Regione per regione, famiglia per famiglia.

Primo movimento · il tempo

C’è un momento che conosci anche tu. La teglia è appena uscita dal forno, il sugo borbotta ancora agli angoli, il profumo ha occupato la cucina e adesso passa sotto le porte, stanza per stanza. E non si può toccare: si mangia dopo, quando si è assestata. Nessuno sa più chi l’ha deciso. Si è sempre fatto così.

La prima parmigiana scritta era di zucche

Napoli, 1773. Vincenzo Corrado, monaco pugliese prestato alle cucine dell’aristocrazia, pubblica Il cuoco galante e vi detta le sue zucche “alla parmegiana”: affettate, fritte, a strati con formaggio e burro. La melanzana non c’è. All’epoca “alla parmigiana” non era un piatto: era un metodo, cucinare a strati legando col formaggio. Il piatto che porta quel nome doveva ancora nascere.

L’ospite guardata male

La melanzana sbarca in Sicilia con gli Arabi, tra il IX e l’XI secolo, e per il resto d’Europa resta a lungo un’estranea: i botanici la battezzano mala insana, la mela malsana, e i ricettari la evitano con cura. I siciliani invece la adottano senza chiederle referenze. La affettano, la salano, la lasciano piangere la sua acqua scura sul canovaccio, poi la calano nell’olio dove sfrigola e cambia carattere: da spugna amara a polpa dolce che sa di fumo e d’estate.

Un nome, due indiziati

Sul nome, mettiamolo a verbale: Parma è innocente. Gli indiziati credibili sono due, entrambi meridionali. Il primo è la parmiciana, che in siciliano indica le stecche di legno della persiana: guarda una porzione di profilo, con le fette adagiate a strati sfalsati, e capisci perché l’immagine ha fatto strada. Il secondo è petronciana, l’antico nome italiano della melanzana, figlio dell’arabo badingian: una parola scomoda, limata dall’uso fino a somigliare a qualcosa di familiare.

Il matrimonio napoletano

Il certificato di nascita porta la data del 1837 e la firma di Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino. Nella sua Cucina teorico-pratica le melanzane fritte incontrano finalmente il pomodoro e il formaggio, a strati, in forno: il metodo diventa piatto. Attorno, Napoli sta trasformando il pomodoro da curiosità americana a fede quotidiana, e la parmigiana ne diventa una delle preghiere.

Da qui in poi le fonti tacciono. E parlano le famiglie.

Secondo movimento · lo spazio

Una teglia, cento famiglie

Da Palermo allo Stretto, la parmigiana cambia dialetto a ogni confine. Ecco la carta d’identità di ogni versione: le domande che dividono le famiglie, risolte con un sì o un no.

Sicilia

A viso aperto

Le fette scendono nell’olio così come sono, senza farina e senza uovo: qui la melanzana non si traveste. Ogni strato resta leggibile, il caciocavallo lega senza coprire. A Catania e Messina spunta l’uovo sodo, e la teglia arriva in tavola tiepida.

Impanatura: noUovo sodo: a estSalume: no
Campania

La fondente

A Napoli la fetta passa nella farina e nell’uovo, e quel doppio velo cambia tutto: in forno gli strati diventano una sola materia morbida, dove fior di latte e sugo non hanno più confini. La fetta fredda del lunedì, per molti, è la migliore.

Impanatura: spessoUovo sodo: dipendeSalume: qualcuno
Calabria

Una per famiglia

Qui non c’è una ricetta, ce n’è una per famiglia, ereditata insieme alla teglia. Il giorno è Ferragosto. Al nord, tra cosentino e Sila, si fa monumento: soppressata, caciocavallo silano, uova sode. Verso lo Stretto ogni casa custodisce la sua, e quella giusta è sempre la propria.

Impanatura: dipendeUovo sodo: quasi sempreSalume: al nord
Puglia

La viaggiatrice

È l’unica che si misura in chilometri: a quadrotti, nella stagnola, portata al mare a temperatura ambiente, che poi è la sua temperatura ideale. Fior di latte, a volte pecorino, e nel Salento c’è chi mette la mortadella tra gli strati con serenità.

Impanatura: dipendeUovo sodo: raroSalume: a volte
Abruzzo

La controcorrente

Contraddice quasi tutte le regole: l’impanatura nell’uovo è la norma, il pomodoro compare appena o non compare affatto, e a legare gli strati pensa la scamorza. La chiamano parmigiana bianca, e chi la assaggia esita un istante prima di riconoscerla.

Impanatura: Uovo sodo: noSalume: no

E Parma?

Niente. Il piatto è arrivato in valigia con le famiglie del Sud salite a lavorare nel Novecento. L’Emilia le ha prestato solo l’equivoco del nome: la beffa più elegante della cucina italiana, il piatto che tutti darebbero al Nord ed è figlio del Sud da ogni lato lo si tagli.

E a casa tua come si fa?

Prova a rispondere. Sono le tre domande che dividono le famiglie del Sud da generazioni.

Impanatura
Uovo sodo
Salume

Domande frequenti

La parmigiana è siciliana o napoletana?

Le fonti non assegnano una paternità unica. La melanzana e la sua frittura hanno radici siciliane profonde, la prima ricetta scritta con pomodoro e formaggio è napoletana (Cavalcanti, 1837). Gli storici la considerano un piatto dell’intero Mezzogiorno; il Ministero dell’Agricoltura riconosce oggi tra i prodotti tradizionali le versioni siciliana, campana e calabrese.

Perché si chiama parmigiana se non viene da Parma?

Le ipotesi più solide sono due: la parmiciana, le stecche sovrapposte della persiana siciliana che ricordano gli strati, e petronciana, l’antico nome della melanzana derivato dall’arabo. Il legame col Parmigiano resta l’ipotesi più debole.

La parmigiana si mangia calda o fredda?

Mai bollente: appena sfornata gli strati non si sono ancora assestati. Tiepida in Sicilia, a temperatura ambiente in Puglia, e in mezza Italia si sostiene che la fetta del giorno dopo, fredda, sia la migliore. L’unico errore riconosciuto ovunque è tagliarla subito.

E la tua teglia?

La versione di casa tua è una voce dell’atlante. Raccontacela con il tuo nome e la tua provincia: senza voti e senza classifiche, perché non esistono teglie migliori di altre, esistono le teglie di casa.

Racconta la tua teglia
Mani che reggono una melanzana appena cucinata