La guerra di Natale non ha un vincitore. Ha due fazioni e un disciplinare.
Milano ha il panettone, Verona ha il pandoro. Ogni dicembre l'Italia si divide. I numeri dicono pandoro, la narrazione dice panettone.
C'è un momento, ogni anno, tra la fine di novembre e i primi di dicembre, in cui le scatole cominciano ad apparire. Sugli scaffali dei supermercati, sulle scrivanie degli uffici, nei portabagagli delle macchine dirette al pranzo di Natale. Due forme, inconfondibili: la cupola dorata col suo profumo di canditi che divide il mondo in due, e la stella a otto punte che sa di burro e vaniglia e non chiede niente a nessuno se non un velo di zucchero a velo. Il panettone e il pandoro sono i dolci più democratici d'Italia: li mangiamo tutti, li regaliamo tutti, e su quale dei due sia quello giusto non ci metteremo mai d'accordo.
Tre leggende, nessuna prova
Il panettone non sa chi l'ha inventato. Le storie che circolano sono tre, tutte ambientate alla corte degli Sforza nel Quattrocento, tutte attestate solo a partire dalla fine dell'Ottocento: nessuna ha riscontro in documenti dell'epoca. La prima: il garzone Toni salva un banchetto ducale improvvisando un dolce con un impasto tenuto da parte, e Ludovico il Moro lo battezza “Pan de Toni”. La seconda: il nobile Ughetto degli Atellani si finge garzone in una bottega per amore della fornaia. La terza: suor Ughetta, cuoca di un convento povero, arricchisce il pane con quello che ha.
I nomi Ughetto e Ughetta sembrano costruiti a posteriori sul termine dialettale milanese ughett, l'uvetta: la parola ha generato la leggenda, non il contrario. Quello che è documentato è diverso: nel 1395 un'ordinanza del Comune di Milano permette ai panifici di produrre pani di frumento arricchiti nel periodo natalizio. Nel 1470 Giorgio Valagussa descrive il “rito del ciocco”: un pane ricco chiamato “Pan de Ton”. La prima attestazione del termine esatto arriva nel 1606: nel vocabolario di Giovanni Capis compare “Panaton de Danedaa”, il gran pane di Natale.
Due uomini, una rivoluzione
Il panettone come lo conosciamo nasce nel 1919 in via Chiusa a Milano, quando Angelo Motta adotta la lievitazione naturale con pasta madre e dà al panettone la cupola alta, tonda e tesa che prima non aveva. Il panettone precedente era basso e schiacciato. Motta lo trasforma in un oggetto verticale, ambizioso.
Due anni dopo, nel 1921, Gioacchino Alemagna fonda la sua azienda a Melegnano. Negli anni Quaranta i panettoni Alemagna varcano i confini nazionali. Il panettone è diventato nazionale perché è diventato industriale. E qui c'è un'ironia che la storia ha preparato con pazienza: nel 2009 Bauli, gruppo veronese e storico produttore di pandoro, acquisisce da Nestlé i marchi Motta e Alemagna. Oggi i due panettoni più milanesi d'Italia sono di proprietà veronese.
La stella che viene dal Medioevo
A Verona il Natale aveva già un dolce prima del pandoro: il nadalin, attestato dalla tradizione locale dal 1260. Ha già la forma a stella, ma è più basso, più compatto, meno burroso. È l'antenato.
Il salto lo fa Domenico Melegatti. Nel 1894 ottiene un attestato di privativa industriale per un impasto “a forma di stella troncoconica a otto punte”. La forma della stella la disegna Angelo Dall'Oca Bianca, pittore veronese: un caso pionieristico di design applicato all'industria alimentare. Melegatti produceva già il dolce prima del brevetto: la privativa nasce per arginare le imitazioni.
Motta e Alemagna sono milanesi. Ma dal 2009 sono di proprietà Bauli. Veronese.
Milano contro Verona
Una cupola dorata contro una stella a otto punte. Canditi contro burro. E un disciplinare che li regola entrambi.
Panettone: la cupola e i canditi
La cupola alta e screpolata, la crosta dorata, il profumo di canditi e uvetta che divide il mondo in chi li ama e chi li toglie a mano. Il D.M. 22 luglio 2005 prescrive almeno il 16% di materia grassa butirrica, il 4% di tuorlo d'uovo e il 20% tra uvetta e scorze di agrumi canditi. Lievitazione obbligatoria con pasta acida (lievito madre): da 24 a 72 ore per un artigianale di alta gamma. La forma è rotonda, la cupola è il segno di identità. Motta nel 1919 l'ha inventata; il disciplinare l'ha resa legge.
Pandoro: la stella e il burro
Niente canditi, niente uvetta: la differenza fondamentale sta in questa assenza. Il pandoro è il dolce della semplicità dichiarata: burro (più del panettone: 20% contro 16%), uova, farina, zucchero, vaniglia. Il D.M. prescrive aromi di vaniglia obbligatori e la forma a tronco di cono con sezione a stella ottagonale, superficie non crostosa, struttura “soffice e setosa”. Lo zucchero a velo si spolverà al momento di servire, scuotendo la fetta dentro il sacchetto: un gesto che è un rito e che ogni bambino impara a Natale.
I numeri che nessuno si aspettava
Secondo il sondaggio AstraRicerche per Unione Italiana Food (dicembre 2025), il 52,6% degli italiani preferisce il pandoro. Il 47,4% il panettone. Un ribaltamento: la narrativa “il panettone è il dolce nazionale per antonomasia, il pandoro è il fratello minore” non regge nei dati recenti.
Ma il dato più interessante è un altro: il 70% di chi sceglie il panettone resta fedele alla versione classica con canditi e uvetta, e il 65% di chi sceglie il pandoro non lo vuole farcito. La maggioranza, su entrambi i fronti, è tradizionalista. Ogni dicembre si vendono oltre 33 milioni di pezzi tra i due dolci.
Prima di loro
Prima del pandoro e del panettone, ogni regione aveva il suo dolce di Natale.
Panforte senese
Documentato dal XIII secolo: mandorle, frutta candita, miele e spezie. È il dolce natalizio italiano più antico di tutti, eppure resta fuori dalla guerra mediatica.
Pandolce genovese
Alto o basso, con pinoli e frutta candita: il dolce natalizio di Genova precede la standardizzazione industriale del Novecento.
Struffoli
Palline di pasta fritte e ricoperte di miele: il Natale napoletano ha il suo dolce da secoli, ben prima che le scatole nei supermercati decidessero la guerra tra cupola e stella.
Cartellate
Nastri di pasta fritti e avvolti a rosa, poi bagnati nel vincotto o nel miele. Il Natale pugliese non ha mai avuto bisogno di Milano o Verona.
E tu da che parte stai?
Quattro domande che dividono l'Italia a ogni Natale.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra pandoro e panettone?
Panettone: forma rotonda a cupola, obbligo di uvetta e canditi (minimo 20%), burro minimo 16%, lievitazione 2-3 giorni con pasta madre. Pandoro: stella a otto punte, nessun obbligo di canditi, burro minimo 20%, aroma di vaniglia obbligatorio, lievitazione più breve. Entrambi regolati dallo stesso decreto (D.M. 22 luglio 2005).
Chi ha inventato il panettone?
Nessuno lo sa con certezza. Le leggende (il garzone Toni, Ughetto, suor Ughetta) sono tutte non documentate. La prima testimonianza scritta collegabile al panettone è del 1470 (Giorgio Valagussa, corte Sforza). Il termine esatto compare nel 1606. La forma moderna nasce con Angelo Motta nel 1919.
Un panettone senza canditi si può chiamare panettone?
Sì. Il D.M. 22 luglio 2005 prevede un minimo del 20% di uvetta e canditi nella ricetta classica, ma ammette varianti prive di uno o entrambi, a condizione che l'etichetta lo dichiari (“panettone senza canditi”).
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